I GENERI

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SWING

Gli anni trenta appartenevano allo swing, e alla radio e al ballo. In generale, nella terminologia del jazz, per swing si intende il tipico modo di suonare le note con un ritmo “saltellante” o “dondolante”. In termini tecnici, due crome (note da un ottavo) saranno suonate come una terzina di crome (tre ottavi suonati per la durata di un quarto) con le prime due note legate, a differenza della musica sinfonica dove le due crome hanno valore uguali. Il termine è passato ad indicare principalmente, per estensione, l’omonimo stile jazzistico che si è sviluppato contemporaneamente in due contesti completamente differenti: New York e Kansas City.Alla fine degli anni venti, in piena crisi economica ed in pieno proibizionismo, si sentì il bisogno di novità anche nel campo musicale: lo stile “Hot Jazz” di New Orleans ed il Dixieland non soddisfacevano più il pubblico. I locali di Kansas City e New York (Cotton Club in testa) decisero di affidarsi a musicisti giovani con nuove idee. Kansas City divenne il regno di Count Basie ed il Cotton Club di NY quello di Duke Ellington: le loro orchestre, con le loro assolute diversità, scandiranno e influenzeranno gli sviluppi futuri del Jazz fino al 1940. Lo swing di Kansas City era segnato da una totale influenza del blues mentre quello di New York, grazie a “Duke” Ellington, per alcuni versi strizzava l’occhio persino alla musica sinfonica. A differenza dei generi precedenti, nello swing si assiste ad una maggiore importanza della sezione ritmica, generalmente composta da chitarra, pianoforte, contrabbasso e batteria, la quale ha il compito di creare una base per le improvvisazioni dei solisti; si sviluppano inoltre le big band, costituite anche da 20-25 elementi e, soprattutto, le improvvisazioni si affrancano completamente dalla semplice variazione sul tema divenendo a loro volta temi nel tema. Peculiarità dello swing rimane comunque la possibilità di essere eseguito sia da big band che da gruppi formati anche da tre, quattro o cinque persone: queste ultime daranno vita al genere successivamente denominato mainstream. Per quanto riguarda gli strumenti utilizzati, si abbandona il banjo in favore della chitarra e assumono sempre maggior importanza i sassofoni a scapito del clarinetto.

Dopo i primi successi neri, lo swing divenne fonte di guadagno per i musicisti bianchi i quali riuscirono a farlo divenire genere di successo radiofonico e a portare il jazz ad Hollywood. Tra gli anni 1935 e 1946 lo swing delle big band divenne il genere più popolare degli Stati Uniti: oltre ad Ellington e Basie altri musicisti e bandleader come Fletcher Henderson, Benny Goodman, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Glenn Miller, Woody Herman e Artie Shaw furono i protagonisti di questo periodo. Con l’avvento della seconda guerra mondiale e le conseguenti difficoltà economiche si ebbe l’inizio del declino dell'”Era Swing”. Ellington, Basie e Herman mantennero un certo successo fino agli anni cinquanta, ma i gusti del pubblico si orientarono lentamente verso il bebop e poi verso il cosiddetto mainstream. Il declino della cosiddetta “era delle big band” ebbe molti motivi, ma il principale fu la chiusura (durante la guerra) delle immense sale da ballo che costituivano i datori di lavoro più affidabili per le orchestre, e anche gli unici locali che potevano permettersi di pagare alcune decine di musicisti ogni sera. Dopo la guerra molte sale non riaprirono, e quelle che lo fecerono si dedicarono ad altri tipi di musica da ballo: stava per cominciare l’era del rock. Il locale di elezione per la musica jazz divenne allora il club di ridotte dimensioni, per il quale la formazione tipo era il piccolo combo, dal trio al sestetto.

MUSICISTI PRINCIPALI

Duke Ellington
Count Basie
Benny Goodman
Woody Herman
Fletcher Henderson
Glenn Miller
Tommy Dorsey

ALBUM FONDAMENTALI

Benny Goodman – Live at Carnagie Hall 1938
Count Basie – The American Decca Years
Lionel Hampton – Hot Mallets
Roy Eldridge – Little Jazz
Coleman Hawkins – Body and Soul
Duke Ellington – The Blanton/Webster band
Woody Herman – The Thundering Herds

https://www.youtube.com/watch?v=cb2w2m1JmCY

https://www.youtube.com/watch?v=wCmcoZktZG4

BE BOP
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Il bebop (spesso abbreviato in bop) è uno stile del jazz che si sviluppò soprattutto a New York negli anni 1940. Caratterizzato da tempi molto veloci e da elaborazioni armoniche innovative, il bebop nacque in contrapposizione agli stili jazz utilizzati dalle formazioni contemporanee. Nei suoi primi anni di vita la parola “bebop” indicò, oltre allo stile musicale anche lo stile di vita e l’atteggiamento ribelle di coloro (che erano in maggioranza giovani) che si indicavano come “bopper”. Anche per questo motivo il bebop divenne popolare tra i letterati che si riconoscevano nella cosiddetta “beat generation” e fu citato in alcune delle loro opere più famose (ad esempio nella poesia Urlo di Allen Ginsberg). Nel corso dei 15 anni successivi, il bebop e le sue ramificazioni si evolsero fino a diventare il principale idioma del jazz. Ancora nel primo decennio del XXI secolo, lo stile jazzistico indicato come “mainstream” si rifà essenzialmente alle elaborazioni stilistiche del bebop.
Il termine bebop (che nei primi tempi veniva spesso usato anche nella forma rebop) è un’onomatopea che imita una brevissima frase di due note usata talvolta come “segnale” per terminare un brano. Per questo uno dei padri del movimento, Dizzy Gilliespie, intitolò “Bebop” uno dei suoi brani, brano che fu anche uno dei primi brani bop a raggiungere una certa notorietà.
In pieno periodo bellico, i locali e le case discografiche si sforzano di far dimenticare la guerra ed i problemi sociali (in primis l’apartheid nei confronti dei neri): le orchestre swing, come quelle celebri di Benny Goodman e Glenn Miller, sono le più adatte a questo scopo e vengono promosse attivamente. Nelle loro file militano soprattutto musicisti bianchi, che hanno assimilato perfettamente il linguaggio swing e si accaparrano le sempre più scarse occasioni di lavoro.
Per i musicisti neri si pongono due obiettivi: liberarsi dai rigidi arrangiamenti delle big band per esprimersi più liberamente e manifestare tangibilmente la loro ribellione a quel mondo ipocritamente sorridente.
Quella del Bebop è una rivoluzione che va al di là dell’aspetto strettamente musicale. È un movimento elitario, nero, tutto sommato di nicchia. Tra i locali di New York che ospitano i primi after hours Be bop i più celebri sono il Monroe’s e il Minton’s. Qui, di notte, dopo che i musicisti hanno suonato per far ballare i clienti e per guadagnarsi da vivere, si riuniscono Charlie Christian, il pianista Thelonious Monk e Dizzy Gillespie, il batterista Kenny Clarke e Charlie Parker, un giovane altosassofonista di Kansas City arrivato a New York da poco e destinato ad identificarsi con il nascente stile musicale, di cui sarà uno dei fondatori (per alcuni, il vero e proprio padre) e uno dei più importanti esponenti.
Molti dei musicisti del Minton’s (Gillespie, Benny Harris, Benny Green e Parker per es.) suonavano nella big band di Earl Hines, ma ci rimangono per pochi mesi. Con l’uscita dall’orchestra del cantante Billy Eckstine e la sua volontà di dare vita a una band squisitamente bop, i suddetti più altre decine di musicisti vi si daranno il cambio tra il 1943 e il 1947: chi vi rimarrà per tutto il periodo (Art Blakey), chi per alcuni mesi o settimane (Parker, Gillespie come direttore musicale, Dexter Gordon, Sarah Vaughan, Miles Davis…). Questa band che in tre anni e rotti girò in lungo e in largo gli USA, riuscendo pure a incidere due album, nonostante il lunghissimo braccio di ferro tra musicisti e discografici, ebbe un merito enorme: quello di far uscire il be-bop dai claustrofobici localini newyorkesi; il tutto, grazie alla fama – all’epoca superiore a qualsiasi altro cantante, bianco o nero che fosse – del bandleader Billy Eckstine.
Liberi dai vincoli del leader d’orchestra e del pubblico da compiacere, questi musicisti sperimentano nuove soluzioni musicali fino a codificare il bop. Cambia il jazz e cambia la musica. Il jazz diventa maturo, intellettuale, impegnato e deliberatamente rivoluzionario.
Essendo un movimento volutamente di nicchia (a volte quasi privato, sempre dopolavoristico), molte delle idee musicali scaturite a quel tempo non furono mai registrate né messe per iscritto.
Nel bop, tutto quello che è banale, scontato, ballabile o gradito al pubblico medio dell’epoca è sistematicamente bandito.
La forma dei brani prevede l’esposizione di un tema (generalmente all’unisono), numerose improvvisazioni e la riproposizione del tema come finale. Le improvvisazioni sono però il fulcro dell’esibizione tanto che le melodie vengono spesso appena accennate mentre le improvvisazioni sono sempre molto estese; addirittura in alcune performance dal vivo il tema non viene nemmeno eseguito. Questa pratica permetteva di risparmiare sui diritti d’autore (che non si applicano alle progressioni armoniche ma alle melodie ed ai testi). Elaborare giri armonici preesistenti permetteva inoltre di semplificare il lavoro di composizione e di improvvisazione, fornendo ai musicisti un substrato a loro ben noto e familiare su cui creare.Le melodie bop sono scattanti, spezzettate, nervose, spesso dissonanti. La velocità di esecuzione è molto elevata.
Il Be bop si caratterizza armonicamente per: utilizzo di giri armonici preesistenti con frequenti sostituzioni armoniche, utilizzo di accordi diminuiti o aumentati, frequente ricorso alle dissonanze, nuove scale su cui improvvisare (scala bebop).
La formazione tipica del bop è ridotta: da tre a sei/sette elementi (il cosiddetto combo). Gli strumenti tipici sono: tromba, sax tenore o contralto, a volte il trombone, e poi pianoforte, contrabbasso e batteria. Questa riduzione di organico permette di suonare senza arrangiamenti scritti, basandosi solo su un canovaccio armonico e sviluppando l’interplay, ovvero la capacità di interazione estemporanea tra musicisti. Inoltre, la scelta di una formazione piccola era dettata da motivi ideologici (in opposizione alle big bands dei bianchi) e pratici (la possibilità di suonare in locali piccoli e con cachet ridotti).
La figura carismatica di Charlie Parker contribuisce enormemente alla fortuna del sassofono contralto, spingendo sempre più appassionati verso questo strumento.
MUSICISTI PRINCIPALI
Charlie Parker
Dizzy Gilliespie
Bud Powell
Thelonius Monk
Max Roach
Fats Navarro
Miles Davis
Album Fondamentali
The Quintet – Jazz at the Massey Hall
Dizzy Gillespie – Bird and Diz
Bud Powell – The Amazing Bud Powell Vol.1
Thelonius Monk – Genius of Modern Music Vol.1
Charlie Parker – Complete Dial and Savoy Record
Fats Navarro – The Fabolous Fats Navarro Vol.1
HARD BOP
L’hard bop è un genere che nasce a New York nella prima metà degli anni 50.
Come spesso succede nel jazz la nascita di questo genere coincide con un evento  particolare.E in questo caso si trattava di un concerto tenutosi il 21 febbraio del 1954 al Birdland di New York.Concerto in cui la band capitanata da Art Blakey,con Clifford Brown alla tromba e Horace Silver al pianoforte, per la prima volta nella storia proponeva quei cambiamenti stilistici che avrebbero condizionato gli anni a seguire.L’hard bop (letteralmente bop duro) era una naturale evoluzione del be bop dal quale ereditava molti degli interpreti principali e la composizione base degli esecutori.
Stilisticamente avveniva un certo indurimento dello stile leggero con cui i bopper affrontavano le proprie esecuzioni.Molti di loro avevano ampliato i propri orizzonti musicali,affinato le tecniche creando quell’alone di ricercatezza nel quale il jazz  sarebbe sempre piu sprofondato negli  anni a venire.Pur mantenendo ancora un impostazione tonale della struttura musicale,si assiste ad un riavvicinamento del giro armonico del blues,(che i bopper non utilizzano) rendendo l’ascolto più gradevole stimolando la nascita di sottogeneri come il soul jazz.
La strumentazione base è sempre formata da una base ritmica,(basso batteria pianoforte)a cui si aggiungono tromba,sax,e spesso anche trombone e flauto.
Il repertorio da cui si attinge, è quello degli standard e delle rielaborazioni dei grandi successi degli autori americani.Lo sviluppo dei brani solitamente parte da un esposizione del tema principale suonato all’unisono per poi lasciar spazio agli assoli dei vari strumentisti,base ritmica compresa.
Oltre alle varie band capitanate da Art Blakey il cui segno distintivo erano i Jazz Messenger,un altra formazione componente il batterista Max Roach con il trombettista Clifford Brown traccerà un segno indelebile nella storia del genere.
Anche Miles Davis,con la collaborazione di John Coltrane nel primo storico quintetto, si segnalerà nelle sedute per l’etichetta Prestige, che daranno vita ai quattro storici album, Relaxin’ Steamin’ Workin’ e Walkin’.
Nel sottogenere “suol jazz” molto importanti saranno le incisioni di un altro grande collaboratore di Miles Davis (erede nell’interpretazione  del sax alto di Charlie Parker) Julian Cannonball Adderly, e di Horace Silver.
Come la storia del jazz ci ha abituati, verso la fine degli anni 50 l’avvento del modale, e l’esplosione del free jazz, nei primi anni sessanta, allontaneranno molti degli interpreti del genere verso nuovi canoni stilistici, anche se, nel corso dei decenni,i nuovi interpreti ne saranno per sempre condizionati
MUSICISTI PRINCIPALI
Art Blakey
Clifford Brown
Max Roach
Miles Davis
John Coltrane
Julian Adderly
Horace Silver
ALBUM FONDAMENTALI
Art Blakey –  A night at the Birdland Vol1 & Vol2
Max Roach/Clifford Brown – Max Roach Clifford Brown at Basin Street
Miles Davis – Workin’
Horace Silver – Song for my father
John Coltrane – Blue Trane
Julian Adderly – Somethin’else
COOL JAZZ
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Anche se il Cool Jazz nasce formalmente a New York nel 1949 con l’album a firma di Miles Davis “Birth Of the Cool”,si svilupperà e vedrà come teatro principale delle proprie gesta, la costa occidentale degli Stati Uniti, e in particolare Los Angeles e la California.I principali interpreti saranno in modo particolare tutti musicisti bianchi, che per differenziarsi dalle avanguardie nere e impegnate Newyorkesi sposeranno un genere più rilassato, tendente al melodico, che si rifà alle atmosfere e al modo di suonare del grande sassofonista Lester Young.
I principali interpreti saranno il sassofonista baritono Gerry Mulligan, che già aveva partecipato alla stesura di Bird of the cool, il trombettista Chet Baker che con Mulligan darà vita nei primi anni 50 ad uno storico quartetto senza pianoforte, il sassofonista Stan Gets, e gli alto sassofonisti Lee Konitz (anche lui presente in Birth of the cool)e un altro grande alto sax Art Pepper.
Molto importanti saranno anche i pianisti Lennie Tristano, che insieme a Lee Konitz incide due dischi fondamentali e rivoluzionari, senza poter dare seguito alla propria arte geniale causa un ritiro precoce dalle scene, e un altro pianista Dave Brubeck, che insieme ad un altro leggendario alto sax, Paul Desmond , produrranno una serie di dischi, dove si tenterà un esperimento di jazz in tempi dispari, invece del classico quattro quarti. Un altra parte fondamentale per il genere sarà quella scritta dal bassista Howard Rumsey, che con le sue sedute nominate “Night at the Lighthouse”, porterà alla realizzazione di una serie di incisioni, dove i protagonisti saranno quasi tutti i principali interpreti della scena sonora californiana.
MUSICISTI PRINCIPALI
Chet Baker
Gerry Mulligan
Art Pepper
Lee Konitz
Stan Getz
Lennie Tristano
Paul Desmond
ALBUM FONDAMENTALI
Gerry Mulligan – Quartet with Chet baker
Chet Baker – Chet Baker Sings
Dave Brubeck – Time Out
Stan Getz – West Coast Jazz
Lennie Tristano – Intuition
Art Pepper – Modern Art
MODALE
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Il Jazz Modale prende ufficialmente il proprio statu quo nel 1959 con l’uscita del disco di Miles Davis “Kind of Blue”. Due sedute di registrazione, in cui Davis, affiancato da Coltrane, Adderly, Evans, Chambers e  Cobb, fisserà un punto fermo nella storia del Jazz. La musica viene spogliata  dalle armonie, dagli arrangiamenti, libera dalle barriere in cui una tonalità predeterminata la ingabbia, per dar libero sfogo all’improvvisazione e agli assoli. I sei infatti suonano a ruota libera tenendo come uniche regole, i pochi imput che Davis impartisce prima di ogni brano. Il risultato è entusiasmante, l’atmosfera ricercata e allo stesso tempo rilassata. Gli assoli si susseguono precisi, e ogni musicista sembra dare il meglio di se’ in un amalgama perfetto. Kind of Blue diventerà il disco di jazz più venduto e famoso della storia. Ogni appassionato ne possiede almeno una copia. E’ con questi presupposti che, nasce il movimento che nei primi anni 60 si rifarà a questo approccio musicale, con le evoluzioni legate al free jazz. Davis,Coltrane, Roach, Dolphy, Mingus, Evans e Shorter saranno gli interpreti che ne saranno principali esecutori e compositori.Il jazz modale sostanzialmente svincola la progressione degli accordi dalla tonalità del brano (cioè non richiede che gli accordi siano necessariamente rispondenti alle regole dell’armonia tonale, ossia costruiti per armonizzazione dei vari gradi della tonalità). Inoltre associa ad ogni accordo differenti scale modali, ciascuna con una sua tonica, dalle molteplici e differenti sfumature, sempre in maniera indipendente e svincolata dalla tonalità. Nell’analizzare questo genere musicale si può infatti parlare di applicazione successiva di differenti scale modali (non necessariamente diatoniche, ma ad esempio anche pentatoniche) invece che di successione di accordi: nella composizione di frasi e periodi musicali si usano frammenti di scale modali fra loro in relazione, mentre il passaggio da un periodo ad un altro (caratterizzato da altro accordo o scala modale) avviene mediante particolari soluzioni melodiche, senza che i suoni siano mai in evidente relazione con una tonalità. Si ragiona quindi prevalentemente in maniera scalare (ossia pensando “per scale”) e le stesse armonizzazioni e costruzioni di accordi possono muovere su tutta l’estensione di una data scala, potendo impiegare potenzialmente qualsiasi nota. Viene così a perdersi la simbiosi tra armonia e melodia che aveva contraddistinto tutta la produzione jazzistica fino all’avvento del jazz modale.Nasce come reazione al bebop e all’hard bop, che avevano incrementato le strutture jazzistiche con progressioni armoniche di tipo tonale caratterizzate da numerosi accordi diversi e numerose sostituzioni armoniche, spesso accompagnate da un ritmo ossessivo, opponendo ad essi la ricerca di una situazione musicale più distesa e di maggior distensione sia sul tempo che sull’armonia.Il metodo sortisce i suoi primi effetti alla fine degli anni cinquanta e si sviluppa anche nella metà degli sessanta con l’intento di portare innovazione nel linguaggio jazzistico e soprattutto per distaccarsi dall’aggressività dell’Hard bop.Inoltre questo nuovo stile sfruttava scale sostitutive, accordi (svincolati dalla tonalità) costruiti per intervalli di quarta o quinta (anziché per terze, come nella musica tonale tradizionale) e più libertà nel fraseggio.
MUSICISTI PRINCIPALIMiles Davis
John Coltrane
Eric Dolphy
Charles Mingus
Gil Evans
Wayne Shorter
George RusselALBUM FONDAMENTALIMiles Davis – Kind of Blue
John Coltrane – Giant Steps
Eric Dolphy – Out to Lunch
George Russel – Ezz-Thetic
Gil Evans – Out Of The Cool 

http://www.youtube.com/watch?v=mjQyuualA6Y

http://www.youtube.com/watch?v=JMBxBM6DBTU

http://www.youtube.com/watch?v=YZFXF3FCOH4

FREE JAZZ
Il free jazz ha come data ufficiale di nascita, il dicembre del 1960, quando il sassofonista Ornette Coleman incide l’omonimo disco, che darà in seguito nome al movimento e al genere. Per la prima volta nella storia il jazz assume dei connotati prettamente politici. Sono gli anni dei movimenti antirazziali, delle black panter, di Martin Luther king e sopratutto Malcolm X. Tutti i musicisti che faranno parte di questo movimento ne assumeranno le ideologie, anche se paradossalmente, il genere resterà confinato tra gli studenti universitari bianchi di estrazione medio borghese, e non prenderà quasi per nulla piede tra la popolazione nera, che semmai sarà attratta più dal ritm’n blues prima e dalla disco music poi.
La caratteristica fondamentale del genere sarà la completà libertà dei musicisti da ogni schema o partitura preordinata. Già dal disco di esordio, che si presenta come un esperimento, lo svolgimento del tema musicale avviene attraverso l’esecuzione di due quartetti che suonano in modo autonomo e separato, per poi riversare le due incisioni in un unica traccia. L’effetto che si crea è di assoluta anarchia musicale, anche se poi l’amalgama con il sovrapporsi degli assoli diventa coinvolgente e di effetto.La fruizione di questa musica resta comunque difficile, per una ristretta schiera di intenditori e appassionati, e piano piano con l’avvento degli anni 70 negli Stati Uniti andrà scemando di interesse. Non cosi’ in Europa dove anche grazie a etichette come la Free Music Product, il genere continuerà ad avere adepti e musicisti, provenienti anche dai paesi dell’ex blocco sovietico.
Musicisti come l’alto sassofonista Ornette Coleman ed il pianista Cecil Taylor , e numerosi altri personaggi quali John Coltrane , Albert Ayler e gruppi come la Sun Ra Arkestra e la Revolutionary Ensemble, introdussero un netto cambiamento nella struttura dei pezzi e soprattutto nel modo di sentire la musica.  I musicisti che recepirono gli aspetti politici di questo periodo furono senza dubbio Charlie Haden   ed il sassofonista Archie Sheep. Nel 1969 Haden forma la Liberation Music Orchestra, compone dei veri e propri manifesti politici come Song For Che, e dedica una canzone ai movimenti di liberazione neri nelle colonie portoghesi del Mozambico, Angola e Guinea-Bissau. Non dimentichiamo che il Free Jazz e’ il simbolo ancora piu’ accentuato rispetto agli anni del Be-Bop, della presa di coscienza definitiva del popolo nero, che mirava alla rottura definitiva nei confronti della societa’ americana, non dimentichiamo che e’ il periodo dei grandi movimenti neri di Martin Luter King e Malcolm X. Altri musicisti che ricordiamo per il Free Jazz sono: Pharoah Sanders  Albert Ayler Don Cherry.
MUSICISTI PRINCIPALI
Ornette Coleman
Cecil Taylor
John Coltrane
Archie Sheep
Don Cherry
Charlie Haden
Sam Rivers
ALBUM FONDAMENTALI
Ornette Coleman – Free Jazz
John Coltrane – Ascension
Charlie Haden – Liberation Music Orchestra
Cecil Taylor – Conquistador!
Don Cherry – Simphony for Improvisers
FUSION
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La Fusion (o Jazz Rock) nasce alla fine degli anni 60 e ha come caratteristica principale, l’uso di tematiche e fraseggi tipicamenti jazz, eseguiti con una strumentazione rock. Il principale fautore ne è ancora una volta Miles Davis,  con gli album In a Silent Way, e Bitches Brew. Miles si circonda di giovani talenti, i pianisti Corea e Hankock, il sassofonista Pharoah Sanders, il chitarrista McLaughlin,e con una tromba sordinata ed elettrificata utilizzando solo strumenti elettrici crea una miscela del tutto nuova, fatta di suoni ricercati e ritmi spesso tribali, dove melodia e armonia non trovano nessuna collocazione.Il risultato è come sempre sconvolgente, avanti anni ai suoni che proponevano dalle rock band in quegli anni. Leggendaria è l’apparizione al concerto dell’isola di Withe, dove il gruppo suona di fronte a cinquecentomila persone.In molti comprendono che, strizzare l’occhio al rock, che sta conquistando il mondo con la propria energia dirompente, è garanzia di successo e fama, e in breve tempo nascono svariati gruppi dediti al genere. Chick Corea con i suoi Return  to Forever, Herbie Hankock con gli Head Hunters, i Water Report di Shorter e Zawinul, McLaughlin e la sua Mahavisnu Orchestra.Nel frattempo, anche musicisti di più marcata estrazione rock come Frank Zappa, Jeff Back,Jean Luc Ponty,e Pierre Morlene (Gong)si cimentano con un discreto successo con il genere.
Alcune nuove formazioni verso metà anni settanta nascono con prerogative solamente legate al genere:Steps Ahead ,Yellowjackets, Spyro Gyra,mentre alcuni musicisti come Pat Metheny, John Scofield, Chuck Mangione e Marcus Miller contribuiranno a farlo diventare un genere conosciuto e popolare.A molti di questi musicisti si deve il merito di aver saputo ricondurre questa forma più moderna e commerciale del jazz allo spirito iniziale, salvandolo da una certa banalizzazione e riconferendogli una dignità strumentale e compositiva più autenticamente jazz. Tant’è vero che in taluni casi si parla più propriamente di jazz fusion.
MUSICISTI PRINCIPALI
Miles Davis
Pat Metheny
Chick Corea
Herbie Hancock
Wayne Shorter
John McLaughlin
Frank Zappa
ALBUM FONDAMENTALI
Miles Davis – Bitches Brew
Weather Report – Black Market
Mahavisnu Orchestra – Birds of fire
Herbie Hancock – Heads Hunters
Chick Corea/Return to Forever – Light as a Feather
Frank Zappa – Joe’s Garage
Miles Davis – A Tribute to Jack Johnson

 

MAINSTREAM

 

 

Mainstream (corrente principale) è un termine che è stato abbinato al jazz che si è evoluto dopo il be bop, senza appartenere a nessuno degli stili che si sono con il tempo susseguiti. E’ un modo per catalogare quei musicisti che hanno sempre mantenuto uno stile più classico e rigoroso, legato ad un approccio rilassato e soft, fatto sopratutto di ballate e rifacimenti blues. Vero è anche che, essendo il jazz una musica camaleontica, la cui caratteristica principale è quella di adattarsi alle nuove mode e tendenze, se non addirittura farle scaturire, anche questi musicisti più”classici” hanno finito per restare influenzati dai nuovi stili, senza però abbracciarne mai fino in fondo i dettami.Le prime e piu importanti incisioni riconducibili a questo genere si possono temporalmente collocare nella prima metà degli anni cinquanta, e sono legate all’operato di Norman Granz e della sua etichetta Verve. In una lunga serie di sedute fece incontrare quelli che erano stati i grandi interpreti delle orchestre swing che avevano cavalcato la scena degli anni trenta e quaranta. I grandi maestri del sassofono, Coleman Hawkins, Lester Young, Ben Webster e Johnny Hodges. I trombettisti Harry Edison, Roy Eldrige e Benny Carter. Persino i due grandi “capi orchestra” Duke Ellington e Count Basie si cimentarono in molti dischi ed incisioni, dove abbandonato lo swing e la grande orchestra, il combo e il cospetto di qualche altro grande interprete diventano il filo conduttore principale.Su queste basi viene a crearsi un genere ben preciso, fatto di tradizione agli schemi classici del jazz, dove spesso le formazioni sono composte da quattro, cinque elementi. Un tipo di approccio che si protrae attraverso i decenni per giungere fino ai giorni nostri.

MUSICISTI PRINCIPALI

Coleman Hawkins
Lester Young
Ben Webster
Roy Eldrige
Benny Carter
Oscar Peterson
Count Basie

ALBUM FONDAMENTALI

Ben Webster/Oscar Peterson – Ben W. meets Oscar P.
Coleman Hawkins/Ben Webster – Encounters
Lester Young – Prez in Washington D.C.
Louis Armstrong/Ella Fitzgerald – Ella and Louis
Billie Holiday – Songs for Distinguers Lovers
Duke Ellington/Johnny Hodges – Side by Side

http://www.youtube.com/watch?v=sNmxCoWnTFw

http://www.youtube.com/watch?v=Jt5VGONvNcQ

http://www.youtube.com/watch?v=h3kQt14_5OQ

http://www.youtube.com/watch?v=Jf0ldEBBJhY